L'omicidio di Daphne rimane una prova per lo Stato di diritto in Europa

L'omicidio di Daphne rimane una prova per lo Stato di diritto in Europa

30.09.2026

L'omicidio di Daphne rimane una prova per lo Stato di diritto in Europa

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Daphne Caruana Galizia

L'imprenditore Yorgen Fenech è stato assolto dall'accusa di complicità nell'omicidio di Daphne Caruana Galizia.

Il verdetto è un’oscena ingiustizia, straordinariamente difficile da conciliare con la mole di prove presentate durante il processo. Non può porre fine al dibattito europeo sull’omicidio di Daphne, sulla corruzione da lei denunciata o sulle carenze istituzionali che hanno circondato il suo assassinio.

A quasi nove anni da quando una giornalista è stata uccisa in un’esplosione in uno Stato membro dell’UE per aver svolto il proprio lavoro, il sistema giudiziario maltese ha fallito in modo così catastrofico che l’uomo accusato di aver commissionato il suo omicidio è ora un uomo libero.

Gli uomini che hanno eseguito l’omicidio sono dietro le sbarre. I fornitori della bomba sono stati condannati. L’intermediario ha ammesso il proprio coinvolgimento e ha identificato la persona che, secondo lui, ha commissionato l’omicidio.

Eppure nessuno è stato condannato per aver ordinato l’omicidio di Daphne Caruana Galizia.

Per il Gruppo PPE, la vicenda non può finire qui.

L’assassinio di Daphne non è mai stato semplicemente un caso penale maltese. È diventato una prova per l’Europa: verificare se l’Unione europea sia in grado di difendere la democrazia, la libertà di stampa e lo Stato di diritto quando questi vengono attaccati all’interno di uno dei suoi stessi Stati membri.

Un’inchiesta pubblica indipendente ha stabilito che lo Stato maltese deve assumersi la responsabilità dell’assassinio di Daphne. Ha accertato che una cultura dell’impunità, generata ai massimi livelli del governo, si è diffusa nelle istituzioni del paese e ha creato le circostanze in cui il suo omicidio è diventato possibile.

Il processo Fenech ha messo in luce le conseguenze di tali mancanze.

Perquisizioni ritardate, prove non acquisite quando avrebbero dovuto esserlo, fughe di notizie e omissioni nell’indagare adeguatamente su individui vicini al potere politico sono diventati tutti elementi della linea difensiva. Sono state sollevate serie domande riguardo a potenti soggetti terzi e all’incapacità delle autorità di indagare su di essi con l’urgenza e il rigore necessari.

C’è un’amara ironia in tutto questo.

L’incapacità dello Stato di ricostruire il quadro completo dei fatti, di acquisire le prove e di indagare adeguatamente su individui influenti è stata poi utilizzata per seminare dubbi in aula.

Il fallimento istituzionale è diventato parte integrante della difesa.

La possibilità che altre persone fossero coinvolte nell’omicidio di Daphne avrebbe dovuto ampliare la ricerca delle responsabilità. Non avrebbe mai dovuto diventare un pretesto per oscurare le responsabilità individuali.

Né si possono ignorare gli eventi che hanno fatto seguito all’assassinio di Daphne. Le prove sono state occultate. La giustizia è stata ostacolata. Persone vicine ai più alti livelli del potere politico hanno beneficiato di un trattamento che i cittadini comuni non potrebbero mai aspettarsi. La responsabilità di tali fallimenti ricade interamente sullo Stato maltese.

Si dice che contro l’assoluzione verrà presentato ricorso. È il minimo che si debba fare. Ogni via legale in grado di correggere questo esito deve essere perseguita con rigore.

Ma questo caso ha messo a nudo qualcosa di più ampio di un singolo verdetto.

Un sistema giudiziario che può impiegare quasi nove anni per indagare e perseguire l’assassinio di una giornalista di rilevanza internazionale, solo per vedere il processo concludersi in un tale disastro, chiaramente non funziona come dovrebbe.

Il sistema giudiziario maltese necessita di una riforma urgente. Le carenze qui messe in luce riguardano la capacità dello Stato di indagare su persone potenti, di conservare le prove e di garantire giustizia laddove si scontrano interessi politici ed economici.

Non si tratta di una preoccupazione esclusivamente maltese. Malta è uno Stato membro dell’Unione europea. Quando Daphne è stata uccisa, stava indagando sull’intreccio tra corruzione, potere politico e potenti interessi economici.

È stata uccisa per impedirle di continuare il suo lavoro. A quasi nove anni di distanza, perseguire la corruzione da lei denunciata rimane una parte essenziale del processo di giustizia. Anche l’Europa, quindi, ha una responsabilità.

L’assassinio di una giornalista che indagava sulla corruzione non è semplicemente una tragedia nazionale. È un attacco alla democrazia europea.

Non si può tollerare che legami politici proteggano gli individui dal controllo, né accettare indagini compromesse, né normalizzare l’impunità quando i giornalisti vengono minacciati o uccisi a causa delle verità che portano alla luce.

Ogni pista credibile che conduca alla più ampia cospirazione deve essere seguita. Le testimonianze rese sotto giuramento devono essere esaminate con rigore. Chiunque abbia ostacolato o compromesso le indagini deve rispondere delle proprie azioni. E la corruzione che Daphne è stata uccisa per impedire che venisse smascherata deve finalmente essere perseguita.

La Commissione europea deve continuare a insistere sull’esistenza di istituzioni efficaci, forze dell’ordine indipendenti e una vera riforma dello Stato di diritto a Malta.

Il Parlamento europeo deve continuare a esaminare attentamente la situazione a Malta e mantenere il caso di Daphne saldamente all’ordine del giorno europeo.

Un processo penale si è concluso. La responsabilità dell’Europa no.

La giustizia per Daphne riguarda la questione se l’Unione europea sia sincera quando promette di difendere la democrazia, la libertà di stampa e lo Stato di diritto.

Per il Gruppo PPE non ci possono essere ambiguità. Deve essere così.

Nota agli editori

Il Gruppo PPE è il più grande gruppo politico al Parlamento Europeo con 184 deputati provenienti da tutti gli Stati membri

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