Il futuro della Democrazia cristiana - Una bussola per le future generazioni

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Viviamo in un'epoca di crisi globali. La crisi economica di lunga durata sta spingendo molti a mettere in discussione la globalizzazione. La crisi ecologica minaccia ciò che rende il nostro pianeta abitabile. L'incapacità di reagire in maniera efficace di fronte a tali sfide sta innescando una profonda crisi politica: un contesto segnato da riserve nei confronti dei propri rappresentanti sembra portare le società europee a scindersi in comunità divise rendendo più ardua la prospettiva di un dialogo democratico. La recente ondata di attacchi terroristici nei nostri paesi conferma la tempestività della minaccia.

In questo preciso momento storico l'Europa si trova ad un bivio. Negli ultimi decenni la popolazione si è risollevata dalla povertà; guerre, carestie e malattie sono diminuite. Il nostro continente ha trovato nuovi percorsi per arrivare alla sua attuale forma, che pur non essendo perfetta rappresenta un modello considerato positivamente in tutto il mondo. Oggigiorno questi progressi sono minacciati; è nostra responsabilità e nostro dovere salvaguardare i risultati conseguiti in passato. Anche se l'Unione europea rimane la seconda potenza economica mondiale, ci troviamo ad affrontare la forte concorrenza di altre potenze globali in termini sia di influenza economica che di sfide per il nostro sistema politico nonché, in alcuni casi, per i nostri stessi valori e principi. La Cina, ad esempio, con il suo progetto per una nuova Via della seta manifesta una rinnovata ambizione economica e geopolitica. In aggiunta a questi fenomeni, la pandemia che ha segnato il 2020 ha messo in luce la dipendenza industriale e tecnologica dell'Europa in molti settori strategici. Le interdipendenze non sono più viste solo come fonte di sicurezza, ma anche come motivo di incertezza. Certamente, l'Europa è ancora il continente con i più alti indicatori di sviluppo al mondo, ma ha difficoltà a trovare il suo posto di fronte alle grandi potenze la cui crescente influenza sfugge al multilateralismo; e le nostre democrazie, eredi di venticinque secoli di storia, sono messe alla prova nella loro capacità di controllare il loro destino.

Questi fatti spingono la Democrazia Cristiana, la forza politica che è stata il motore principale dell'integrazione europea negli ultimi decenni, a rafforzarsi e a tornare a guidare un cambiamento significativo. Con il proposito di alimentare una nuova speranza, restiamo fedeli al nostro retaggio democratico cristiano, in particolare all'insegnamento sociale del cattolicesimo e del protestantesimo, consolidato ormai da duemila anni e basato sui principi di gestione etica, personalismo, sussidiarietà, responsabilità e solidarietà. Ci consideriamo eredi riconoscenti di chi ci ha preceduto e, forti di questo retaggio, guardiamo al futuro senza restare bloccati nel passato.

Noi, come Gruppo PPE, crediamo che i nostri valori siano ancora il punto di partenza più forte per progettare il futuro, poiché combinano gli aspetti migliori del pensiero conservatore, liberale e cristiano-sociale unendoli insieme in una visione condivisa del mondo. Attraverso questi valori il centro-destra assume un significato che va oltre la politica quotidiana. La religione ispira la nostra azione, ma non la limita: la Democrazia Cristiana non riguarda la religione, ma un preciso approccio politico basato sui valori fondamentali della dignità di ogni persona e della tolleranza, e che definisce la vocazione politica come un servizio all'umanità. Pertanto, la Democrazia Cristiana abbraccia tutti i cristiani, i credenti di qualsiasi altra religione così come i non credenti. La Democrazia Cristiana è più di un'etichetta; è la nostra bussola per navigare nel mondo. Dobbiamo imparare di nuovo a difendere l'identità centrale del Gruppo PPE.

Dobbiamo però trasporre i nostri valori nel presente. Definire nuovi obiettivi e compiti per la Democrazia Cristiana è quindi necessario non solo per il futuro del centro-destra, ma per il futuro dell'Europa: in questo periodo di crisi globali, la prima responsabilità politica è preservare e trasmettere alle generazioni future il nostro patrimonio più prezioso. Trasmettere una natura la cui instabilità ecologica minaccia oggi gli equilibri vitali. Trasmettere il nostro ricco patrimonio culturale reso più fragile dalle nuove divisioni nelle società europee. Infine, trasmettere la possibilità stessa di un'azione comune attraverso la politica e le istituzioni democratiche. L'Europa ha attraversato fasi di fondazione e conservazione. Nel punto critico in cui oggi ci troviamo, la missione della nostra famiglia politica è salvare ciò che deve essere salvato, in modo da tracciare un percorso ambizioso verso un futuro luminoso.

1. Salvaguardare la natura

È nostro dovere avere una chiara visione dell'ecologia: la natura non è una proprietà dell'uomo, bensì un'eredità ed egli deve trasmettere i suoi miracoli alle generazioni future e impegnarsi a lasciare un pianeta in cui la vita continui ad essere possibile. L'uomo fa parte della natura, si affida ad essa e dovrebbe comportarsi di conseguenza. Trascurando ciò abbiamo provocato pericolosi squilibri per il futuro. Tuttavia, non saremo in grado di riparare al danno compiuto scegliendo di scomparire. Dobbiamo promuovere un luogo degli esseri umani quali amministratori di questo mondo. La responsabilità verso la natura non implica per l'uomo negare il proprio ruolo, cessare di agire o tentare di cancellarsi, ma significa mostrare responsabilità per un mondo più umano e trovare la sostenibilità attraverso la ragione. Dobbiamo basare le nostre decisioni su fatti concreti e sulla scienza piuttosto che fare affidamento su un'ideologia e una comunicazione superficiali guidate da slogan e prive di sostanza. Solo un operato all'insegna della sobrietà e un pensiero lungimirante ci permetteranno di ristabilire l'equilibrio climatico, proteggere la biodiversità, promuovere il benessere degli animali, prenderci cura dei paesaggi e trasmettere la bellezza del mondo. Ovunque le persone sono consapevoli del fatto che non possiamo continuare a utilizzare i beni del nostro pianeta come abbiamo fatto in passato. Dobbiamo trovare le tempistiche per trasformare l'economia e dobbiamo essere uniti nel farlo: anche in questo ambito dobbiamo avere fiducia nello spirito europeo e nelle sue capacità di creazione per affrontare la sfida ecologica.

La nostra responsabilità atta a garantire una natura vitale non si ferma alla tutela dell'ambiente. Siamo anche i custodi della condizione umana stessa, vincolati dall'imperativo assoluto della dignità della persona, gli elementi costitutivi della sua natura, libertà di coscienza e rispetto dei diritti fondamentali. Ogni persona ha il proprio valore, indipendentemente dal suo impiego per l'umanità. È nostro dovere preservare un mondo in cui una vita veramente umana rimanga possibile, proteggendo la sfera delle relazioni che costituiscono il fondamento della nostra vita: la fiducia reciproca tra le persone, il senso di appartenenza a comunità particolari, famiglia in primis, e la comunità politica, che unisce gli individui nella consapevolezza del bene comune. Queste sono le strutture attraverso le quali ogni persona può formarsi e realizzarsi, sviluppare ragione e intelligenza, imparare a convivere con gli altri e sostenere l'autentica libertà plasmata dalla responsabilità. Non c'è politica che getti le basi per il futuro senza sostenere le famiglie, fondamento di qualsiasi società e condizione della sua vitalità futura. Per questo motivo, sappiamo che la questione demografica in Europa non può essere ignorata: la fuga di cervelli, soprattutto da nord a sud e da est a ovest, i bassi tassi di natalità e l'invecchiamento delle società hanno un impatto sproporzionato su diversi gruppi, generazioni e regioni. Questa spirale demografica negativa colpisce l'economia, creando significative carenze di manodopera, come pure i nostri sistemi sociali e dedicati ai giovani. Si tratta di una minaccia per il futuro dei nostri paesi. Pertanto, dovremmo aggiungere un pilastro demografico alle nostre decisioni in tutti i settori politici. Non vogliamo solo tenere unite le famiglie, ma anche creare le condizioni per il loro benessere promuovendo l'equilibrio tra lavoro e vita familiare e sostenendo una società aperta ai bambini.

Inoltre, dopo il campanello d'allarme della pandemia di coronavirus, la questione della salute assume sempre più importanza per la società: noi, come democratici cristiani, ci adoperiamo costantemente per trovare un equilibrio tra tutela e libertà della persona, a livello fisico, mentale e sociale, in quanto fulcro delle nostre azioni. Crediamo in una società che aiuta i bisognosi. Nella ricerca medica è necessario che la consueta logica commerciale sia guidata dall'interesse generale del bene comune, dal momento che rientra nella sfera del necessario. A tale scopo, sosteniamo la cooperazione scientifica internazionale affinché l'Europa possa contribuire al progresso medico e trarne vantaggio.

Le malattie non hanno confini. Ecco perché la salute è una sfida comune. Dobbiamo aumentare la resilienza e l'indipendenza dell'Europa in relazione alle forniture mediche e ai principi attivi, investire in progetti di ricerca comuni, garantire un accesso adeguato ai servizi medici per tutti i cittadini, rafforzare la cooperazione transfrontaliera e regionale europea nel settore sanitario e creare tecnologie per una migliore assistenza, definendo al contempo standard elevati per tutelare i diritti dei pazienti. Garantire la resilienza delle infrastrutture di base agli shock esterni è di fondamentale importanza per assicurare la fornitura continua e sicura dei servizi sanitari essenziali. A tale riguardo, abbiamo già assunto una posizione chiara in merito allo sfruttamento del potenziale innovativo europeo nella lotta contro il cancro. Dobbiamo ora adoperarci a favore di una politica sanitaria europea adeguata alle esigenze future, che ci consenta di far fronte alla prossima crisi e che aiuti i nostri cittadini attraverso un invecchiamento in buona salute.

2. Salvaguardare le condizioni per la prosperità futura

Nel mondo globalizzato del ventunesimo secolo, è nostra responsabilità definire il ruolo dell'economia sociale di mercato nelle economie dell'Europa e oltre. La libera circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone, nonché la concorrenza stessa, devono essere accompagnate dal rispetto della dignità umana. Garantire la stabilità nelle nostre società significa creare le condizioni per una prosperità condivisa in modo sostenibile. Ciò può essere raggiunto solo attraverso il merito del lavoro dignitoso, la cui dignità e il cui ruolo essenziale nell'economia e nella società sono riconosciuti dalla Democrazia Cristiana. Il lavoro produce beni o servizi necessari alla vita o al miglioramento delle condizioni di vita; attraverso il suo sforzo collettivo, crea anche relazioni essenziali tra le persone. Rifiutiamo qualsiasi concezione che consideri il lavoro solo come una lotta di potere correlata alla pressione e all'oppressione, un gioco a somma zero in cui il guadagno di uno implica la perdita dell'altro. Crediamo che il lavoro consenta a qualsiasi società di creare, insieme, molto di più della somma degli sforzi individuali. Ciò significa che l'Europa deve agire per garantire il rispetto del lavoro e un'equa retribuzione; gli stipendi devono consentire alle persone di condurre una vita dignitosa. Tale concetto presuppone anche la libertà imprenditoriale e condizioni di parità nel commercio, nel mercato unico e nelle relazioni commerciali internazionali. L'economia è al servizio delle persone, e non il contrario.

Sappiamo che lavorare è molto più che ricevere uno stipendio: conferisce alle persone un obiettivo, un significato e la libertà, ma promuove anche l'interazione con gli altri esseri umani e la creatività. Crediamo fermamente che il lavoro sia il mezzo attraverso il quale l'uomo realizza la sua persona ed esprime le sue qualità e inclinazioni personali. Esso dà alle persone la possibilità di partecipare alla costruzione di qualcosa di più della propria vita. Questo è il motivo per cui affermiamo che creare posti di lavoro, opportunità di apprendimento e imprenditorialità è una politica di gran lunga migliore rispetto a concedere sussidi, in particolare per ridurre la disoccupazione giovanile. L'obiettivo di un elevato livello di occupazione deve essere preso in considerazione nella definizione e nell'attuazione delle politiche e delle attività europee. Analogamente, crediamo fermamente nel valore della proprietà privata in quanto garantisce la libertà ispirando al contempo un senso di responsabilità. Riconosciamo il valore del volontariato che apporta benefici alla nostra società in molti modi e sostiene le persone bisognose.

Nessuna società è prospera, equa e unita senza lavoro. Pertanto, i nostri paesi sviluppati non possono considerarlo come un semplice fattore di costo, né tentare di disfarsene, in particolare delegando a popolazioni meno abbienti il compito di produrre per noi. L'economia sociale di mercato si basa sul mutuo vantaggio degli scambi economici, a condizione che ognuno porti sul mercato il prodotto del proprio lavoro.

In questa prospettiva, il commercio è una fonte di prosperità e di vantaggi reciproci. Fintanto che si applicano i diritti umani, lo Stato di diritto e le norme comuni, tenendo conto della responsabilità ambientale e sociale, una politica commerciale equilibrata può essere un modo per immettere sui mercati esteri i prodotti del lavoro e del know-how europei, promuovendo l'innovazione tecnologica, la scelta dei consumatori e la riduzione dei prezzi, rafforzando al contempo la nostra posizione geopolitica nel mondo e costruendo ponti verso altri continenti e culture. Tale politica deve però tener conto non solo del consumatore, ma anche del produttore: l'Unione europea deve garantire una reale parità di condizioni nelle sue relazioni commerciali, evitare distorsioni economiche e sociali, esigendo una concreta reciprocità da tutti i paesi che desiderano entrare nel suo mercato unico. Dobbiamo garantire che il commercio non porti allo sfruttamento delle ingiustizie o al deterioramento dei tenori di vita, né provochi una dipendenza unilaterale: pertanto, devono essere messe in atto garanzie per trovare un equilibrio tra le esigenze individuali dei consumatori e il bene comune delle nostre società. Dobbiamo assumere un atteggiamento più fermo al riguardo: l'Europa deve dotarsi dei mezzi per recuperare la sua capacità di lavorare, fornire, alimentare e produrre a livello interno attraverso i suoi settori agricoli e alimentari tradizionali e le sue industrie, nonché di sviluppare ulteriormente le sue capacità nei settori dell'energia, delle materie prime critiche, della trasformazione e della produzione di componenti nonché dei settori dei servizi. Si tratta di una sfida non solo economica, ma anche ecologica e geopolitica.

Affinché i nostri paesi possano occupare un posto di rilievo in un mondo di potenze concorrenti, anche nel commercio mondiale, l'Europa deve garantire la propria sicurezza alimentare e un'autonomia strategica aperta, in particolare attraverso uno sforzo di ricerca sostenuto, ad esempio nel settore digitale e delle nuove tecnologie. Pur sostenendo un ordine multilaterale basato su regole allo scopo di promuovere una concorrenza commerciale internazionale leale, l'Europa deve anche essere preparata a difendere attivamente i suoi interessi e valori attraverso accordi bilaterali e strumenti autonomi. Dobbiamo rimanere aperti al mondo, ma non permettere a regimi autoritari di sfruttare il nostro mercato unico o di sottrarre proprietà intellettuale alle nostre aziende, mettendo così in pericolo le nostre democrazie attraverso attacchi informatici.

La digitalizzazione sta già trasformando il modo in cui comunichiamo, lavoriamo e viviamo. Nella nuova era digitale, l'Europa garantirà una prosperità futura reale solo se investirà in modo convincente nella ricerca e nell'innovazione e fornirà l'ambiente adeguato per la diffusione di infrastrutture fisiche e digitali. Per noi, in quanto democratici cristiani, è la ricerca del bene comune, piuttosto che il denaro, il potere o l'ideologia, che dovrebbe guidare sempre le nostre scelte quando si tratta di innovazione. La persona deve avere un ruolo centrale: vogliamo plasmare la rivoluzione digitale secondo i nostri valori comuni e la nostra etica. Per noi l'innovazione non è un obiettivo in sé; è un mezzo per migliorare la vita delle persone. Vogliamo creare condizioni che consentano all'essere umano di avere il controllo delle tecnologie future, soprattutto attraverso l'istruzione, perché questo non accade in tutte le parti del mondo. Dobbiamo definire un approccio normativo per l'intelligenza artificiale e la raccolta estesa di dati informatici a medio e lungo termine, basato sulla promozione della dignità umana in contrapposizione a ideologie transumaniste o alla mercificazione del corpo umano.

Allo stesso tempo, dobbiamo essere vigili ed evitare le medesime perturbazioni politiche e sociali provocate dalla prima rivoluzione industriale che, pur avendo recato grandi benefici, ha anche creato profonde divisioni tra vincitori e vinti nella società. A differenza del passato, vogliamo sfruttare i progressi tecnologici in modo mirato per creare milioni di nuovi posti di lavoro e sostenere i cittadini in questa transizione digitale. Nessuno dovrebbe essere lasciato indietro in questa rivoluzione e ciò richiederà un importante sforzo di miglioramento delle competenze attraverso l'istruzione, anche in risposta alla transizione verde e ai progressi tecnologici. L'Europa deve anche portare avanti il dialogo con altri Stati e organizzazioni, in particolare con quelli di vedute analoghe, al fine di trovare soluzioni più ampie a problemi comuni come il commercio digitale, i flussi di dati e la tassazione.

3. Salvaguardare la cultura e lo stile di vita europeo

In questo modo l'Europa potrà trasmettere agli europei di domani la capacità di agire per il bene dell'umanità, per il progresso sociale ed economico, sulla base dei principi che ci uniscono. Perché l'Europa non è uno spazio neutrale, né semplicemente un mercato unico o un'organizzazione internazionale come le altre: si fonda su una civiltà nata dall'incontro del patrimonio culturale greco-latino con i pilastri ebraici e cristiani, che si è poi sviluppata attraverso il Medioevo, il Rinascimento e l'Illuminismo. L'idea di Europa designa uno spazio geografico e spirituale, che risale a diversi millenni. Insieme, siamo cittadini d'Europa e pertanto dobbiamo coltivare nel nostro retaggio un'identità europea comune unitamente alle nostre identità nazionali.

L'Europa di oggi sarà preparata meglio per i compiti futuri se riconoscerà e valorizzerà, designerà e trasmetterà queste radici intellettuali e spirituali, che per secoli hanno nutrito la nostra pluralità di culture. Nella loro diversità, i nostri paesi sono uniti da queste origini comuni, attraverso un certo stile di vita, una concezione della persona e della società e la sua trasposizione in diritto, architettura e urbanistica, lingue e arti. Se la storia europea è stata spesso tragicamente infedele a questa eredità, ha visto la nostra civiltà comune maturare, anche attraverso i nostri errori. Ora più che mai è necessario preservare e trasmettere ciò che riceviamo da essa per il futuro: il principio della dignità inalienabile di ogni persona e la solidarietà con un'attenzione particolare ai più vulnerabili; la protezione incondizionata della libertà di coscienza, libertà di religione e libertà di espressione; il senso di responsabilità e il perseguimento del bene comune; un gusto per la conversazione, l'arte della civiltà, un approccio basato sulla ragione e la moderazione; un interesse per la giustizia e la volontà di mettere l'uso della forza al servizio della legge; l'uguaglianza davanti alla legge, e in particolare l'uguaglianza tra uomini e donne. La tradizione politica della Democrazia Cristiana, particolarmente legata al patrimonio culturale della civiltà europea, pone al centro questi valori.

In ultima analisi, l'Europa può offrire al mondo di domani la lealtà che deve a questi principi essenziali dello stile di vita europeo. Per farlo, deve innanzitutto impegnarsi nuovamente a trasmettere il proprio patrimonio culturale alle generazioni future attraverso il ruolo primordiale dell'istruzione, affinché essa possa accrescere la loro libertà e, al tempo stesso, renderle consapevoli di ciò che ci accomuna. Il dovere di ricordare e gli insegnamenti della storia non implicano un senso di colpa perpetuo, né la negazione delle radici che ci rendono ciò che siamo: rifiutare le nostre radici non può che isolarci nell'individualismo, nella perdita di significato, nei conflitti comunitari, dando così spazio a ideologie come il radicalismo islamico. Conoscere e apprezzare il retaggio unico che riceviamo dai nostri anziani è particolarmente necessario per consentire l'identificazione e un senso di appartenenza. Per i giovani immigrati conoscere e apprezzare la nostra civiltà e lo stile di vita europeo è importante per condividere riferimenti comuni e sentirsi integrati nella società in cui conviviamo e di cui essi fanno parte. Sebbene la responsabilità dell'integrazione ricada principalmente sugli Stati membri, l'Unione europea sostiene le autorità nazionali.

È necessaria un'integrazione efficace affinché il legame civico possa durare. Ammettere le persone senza essere realmente in grado di offrire loro un posto nella nostra società non è un segno di generosità, e infatti porta rapidamente allo sfruttamento e a condizioni di lavoro inadeguate per i lavoratori migranti o a problemi di integrazione, anche nelle generazioni successive. Ecco perché l'integrazione dovrebbe sempre essere una priorità, come compito reciproco sia della società che del nuovo arrivato. A tal fine è necessario apprendere l'educazione civica, imparare la lingua, trovare lavoro e accettare le norme e i valori della nostra società. D'altra parte, chiunque scelga pienamente di partecipare alla nostra società deve anche sentire di appartenere ad essa e di avere un futuro come cittadino a tutti gli effetti.

Gli esseri umani non sono atomi indistinguibili che si sviluppano in uno spazio neutro: condividere questi riferimenti comuni è il presupposto per una vita pacifica nella società. Ciò significa che, senza perdere una prospettiva umanitaria, è necessario garantire un controllo più rigoroso delle frontiere e dei flussi migratori, senza il quale qualsiasi società potrebbe essere destabilizzata. Ogni persona aspira a vivere in un mondo con una cultura, una lingua e uno stile di vita familiari: nessuna politica migratoria può escludere questa esigenza considerando solo i calcoli economici, giustificando la nostra impotenza o incoraggiando la circolazione. Il diritto primario non consiste nell'essere accolti nella casa di qualcun altro, ma nel poter vivere nella propria casa.

Per garantire la massima efficacia, l'Europa deve impegnarsi in modo più efficiente per rafforzare la cooperazione con i paesi di origine, sostenendo lo sviluppo e l'integrazione regionale dell'Africa e dei paesi del mondo ancora in via di sviluppo ed economicamente emergenti. Ripristinare questo equilibrio è essenziale perché vogliamo preservare il diritto di asilo, che fa parte della nostra civiltà: questo dovere di umanità implica accogliere con dignità coloro che sono realmente minacciati o perseguitati, senza permettere i flussi migratori incontrollati che vanno a vantaggio delle reti della tratta di esseri umani. Garantire che entrino in Europa solo coloro che sono legalmente autorizzati a farlo è una condizione per l'unità delle nostre società nonché per la sicurezza delle persone oltre i nostri confini, sulla terra e in mare. Gli attraversamenti illegali portano a vere e proprie tragedie umane. Più di ventimila migranti hanno perso la vita nel Mediterraneo dall'inizio dell'ondata migratoria nel 2014. Questa crisi ha creato serie difficoltà nel garantire un controllo efficace alla frontiera esterna conformemente all'acquis di Schengen, nonché nell'accogliere e gestire i migranti all'arrivo. Ha inoltre evidenziato carenze strutturali più ampie nel modo in cui sono protette le frontiere esterne dell'Unione.

4. Salvaguardare la politica

È necessario trasmettere i valori della democrazia e della partecipazione a una civiltà comune affinché la politica, il fatto stesso di deliberare e agire insieme, possa rimanere possibile. Ciò presuppone la consapevolezza di ciò che ci accomuna: una società non è una somma di individui destinati alla solitudine, né è un campo di battaglia tra gruppi distinti che difendono ciascuno i propri interessi o identità. La natura e la cultura che condividiamo, la sicurezza e la prosperità, la pace e la giustizia costituiscono le basi di un bene comune a cui nessuno può essere indifferente e che è dovere di tutti sostenere. Aumentare la consapevolezza di questa prospettiva comune è tanto più necessario in un momento in cui le divisioni sociali, geografiche e comunitarie stanno indebolendo l'unità delle società europee.

L'atomizzazione della società contribuisce a sciogliere il vincolo civico: è in gioco la possibilità stessa della politica, senza la quale può prevalere solo la violenza. Rivendicare il significato della politica implica riaffermare che essa non può essere dissociata dall'esigenza morale di servire il bene comune. Ciò ci ricorda che sia i doveri dei cittadini sia le responsabilità dei rappresentanti eletti presuppongono un interesse per la verità e richiedono conoscenza; significa opporsi al fatto che il dibattito pubblico sia dominato dall'anatema e dall'eccesso, che l'azione pubblica sia offuscata da tattiche elettorali, disinformazione e comunicazione costante, e lottare contro questa deriva, in particolare promuovendo la libertà dei mezzi di comunicazione. Questo è il vero significato del pluralismo democratico. La lealtà politica implica rimanere autocritici: dobbiamo sottoporre la nostra pratica quotidiana ai principi democratici cristiani. Questa priorità etica è la condizione per ripristinare la fiducia dei cittadini. È una vera urgenza poiché questa sfiducia nelle istituzioni democratiche è uno dei problemi cruciali del nostro tempo: una delle ragioni risiede nella crescente complessità delle nostre società, ma non dobbiamo neanche essere ciechi di fronte alle forze che attaccano le basi della democrazia.

La Democrazia Cristiana si impegna per la riconciliazione: dobbiamo colmare i maggiori divari che attraversano l'Europa.

Rivendicare il significato della politica implica anche il rispetto incondizionato dello Stato di diritto e il rifiuto del potere arbitrario. L'Unione europea deve stabilire criteri chiari, giusti e imparziali che definiscano lo Stato di diritto e che non possano essere utilizzati in modo improprio da lotte ideologiche per il suo carattere futuro. I valori dello Stato di diritto e dell'indipendenza del potere giudiziario sono fondamentali per preservare l'ordine sociale. Tali valori rappresentano il criterio politico che i paesi che desiderano aderire all'Unione europea devono soddisfare. Essi devono essere monitorati in modo coerente e obiettivo in ciascuno Stato membro. Inoltre, lo Stato di diritto è tutelato anche grazie a una società vivace. Dobbiamo promuovere una comunità resiliente sostenendo un'autentica società civile di base. Soprattutto in tempi di crisi, una società vivace è il modo migliore per mantenere unite le persone.

Infine, rivendicare il significato della politica vuol dire riportare la democrazia alla sua essenza: nata in Europa venticinque secoli fa, questo sistema politico attribuisce alle persone il potere di governarsi attraverso le loro decisioni, maturate nella conversazione civica. Mentre questa aspirazione di libertà ha trionfato sul totalitarismo nazista e sovietico durante il ventesimo secolo, l'esperienza democratica sembra ancora una volta a rischio a causa dell'emergere di nuove forme di alienazione, degli effetti collaterali della diffusione senza precedenti di falsità, consentita dalle nuove tecnologie, dell'ascesa della globalizzazione e dell'affermarsi di autorità apolitiche che non si assumono responsabilità dinanzi ai cittadini. In questo contesto, molti cittadini europei si sentono privati della possibilità di decidere e apportare un contributo significativo al processo democratico e incapaci di prendere in mano le redini del proprio destino.

La colpa di tale sentimento di espropriazione non dovrebbe essere attribuita all'Unione europea: essa deve attenersi al principio di sussidiarietà su cui si fonda e che è sancito dai trattati, secondo cui ogni decisione è presa al livello più prossimo ai cittadini ed essa interviene soltanto nei casi di competenze condivise su scala europea "se [...] gli obiettivi dell'azione prevista non possono essere conseguiti [...] dagli Stati membri". Il principio di sussidiarietà dovrebbe contribuire a colmare il divario tra il progetto europeo e la realtà sul campo. Pertanto, i temi relativi alle competenze nazionali, non esplicitamente attribuiti all'Unione ai sensi dei trattati (principio di attribuzione), devono essere rispettati e non trasposti in questioni di politica europea, mentre l'Unione europea deve dotarsi di poteri chiari per agire in modo efficiente laddove è necessario mostrare una forza comune. La virtù e il potere della solidarietà e della sussidiarietà richiedono anche lealtà e adempimento dei doveri di ogni membro. 

Poiché la legislazione europea ha un impatto reale sulla vita delle persone, abbiamo bisogno di un'Europa fedele alla democrazia. Questo è il motivo per cui i cittadini devono avere voce in capitolo sulle decisioni a livello europeo, altrimenti la democrazia all'interno degli stessi Stati membri sarà compromessa. Poiché ha dato origine a una pluralità di lingue, culture e popoli, l'Europa deve rimanere fedele a uno schema politico specifico. Il modello unico dell'Europa è quello di un'unione di nazioni democratiche nate da una civiltà comune. Il progetto europeo può ripristinare la piena sovranità dei cittadini, attraverso un'alleanza efficace e strategie comuni che consentiranno ai nostri paesi di far fronte alle sfide globali che affrontiamo insieme. Su questa base saremo in grado di superare le crisi che stiamo attraversando e trasmettere alle generazioni future la possibilità di perpetuare il miracolo democratico.

Questo è l'approccio di cui abbiamo attualmente bisogno per guidare l'Unione europea contro le numerose minacce che dobbiamo affrontare. Le nostre convinzioni europee derivano dalla consapevolezza che solo attraverso un fermo spirito e una decisa azione europei saremo in grado di plasmare i tempi complessi che ci attendono e uscirne più forti. Crediamo che le nostre società democratiche siano abbastanza resilienti da superare le crisi globali del nostro tempo. La speranza di un futuro migliore è la risposta del cristiano democratico alla paura. La Democrazia Cristiana non è solo una parola vuota appartenente al passato: è piena di valori consolidati nel tempo, con una visione ambiziosa per il futuro dell'Unione europea e dei suoi popoli. È la migliore bussola per guidare gli europei negli anni a venire. Per questi motivi, crediamo fermamente che il futuro dell'Europa sia strettamente legato al futuro della Democrazia Cristiana.

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